Semplicemente Savvo..

..Come il mare che aspetta alla foce il suo fiume di vita e di pace…

La realtà.

Archiviato in: General — 16/5/2009 @ 4:37 am

Venerdì notte, o sabato mattina, come preferite.

Sono le quattro e un quarto. Casa.

Ieri sera, a quest’ora, giravo in moto per le strade, a svegliare la gente col suo casino.

Chiedo scusa, ma non troppo.

Ieri sera, qualche ora prima, seguivo una bella vespa nera per le strade di Firenze, destinazione Mandela Forum, dopo qualcosa come due anni un concerto del Maso.

L’ultimo fu Livorno, mi divertii molto, ma c’era comunque un punto in comune con questo di Firenze: una sedia vuota e un biglietto regalato, girato poi ad una persona speciale, e poche, pochissime speranze di vederla comparire al concerto.

Non ha senso parlarne però, di quel biglietto. Il mondo è grande ed è bello lo stesso. Il mondo ha scelto e le scelte degli altri si rispettano, anche quando chi dovrebbe scegliere è obbligato ad agir in una certa maniera. Sono sempre stato una figura “ingombrante”.
Fatto sta che è leggero come ogni tanto mi “diverta” a “regalarmi” qualche illusione.

La vita però è proprio figa, la mia in particolare, si diverte tantissimo a mettermi davanti tocchi di classe da interpretare, a foraggiare la mia anima da investigatore del dettaglio. Perchè se si torna un pò indietro, a febbraio, succede che dopo due anni di convivenza salti tutto, abbia chiuso la porta di un mondo intero di certezze che mi divertivo a far apparire tali, e mi ritrovi a passare il mio tempo con una bionda fotocopia di quella più famosa; due mesi precisi precisi di devastazione fisica e psicologica, regalati al sottoscritto da un destino magnanimo, e grazie a lei uscire da quei due anni è stato talmente facile che tutt’ora non riesco ancora a crederci.

Poi il gioco delle notti e dei locali finisce all’improvviso e apparentemente senza un motivo valido. Com’era successo ai tempi con l’originale, deja vu senza troppi motivi per dispiacersi, “parlandone” a posteriori.

Ma è valsa la pena rimuginarci un pò sopra, nel casco, girando per le curve tra casa e Empoli, domenica scorsa.

Poteva venir fuori di tutto, era un revival di qualcosa vissuto veramente tanti anni fa: le nottate fuori, le fiammate terrificanti, i progetti in libertà, le botte assurde e un’esagerata e insensata dose di autodistruzione. Ci mancava solo la fuga in aereo e una telenovela quasi infinita, poi sarebbe semplicemente stata “replica”.

E invece no. E’ stato un bel regalo. Un pò perchè questi due mesi, passati senza sentimenti reciproci, si traducono in un toccare il fondo. Mai così necessario.

Perchè quando si è in due a toccare il fondo, ci si rimbalza e si ritorna su senza sentir la botta. Ma quando si è soli è un tonfo, è una botta assurda, che quando ti svegli il mal di testa ti aiuta a fermarti, guardarti intorno e decidere.

Ma sopravvivere al tonfo è segno che di forza ne hai, tanta, per te e per chi ti accompagnerà. Questa volta in una vita normale, che ormai basta così: ho vissuto cose che il novantanovepercento dei ragazzi come me non immagina neppure. Senza rimpianti, e senza grosse cicatrici.

Cuccioli..

Già..

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